Dottorato di ricerca / Post laurea

Dottorato di Ricerca in Civiltà e culture linguistico-letterarie dall’antichità al moderno (XXIX ciclo) Università di Roma Tre

Non che fossi così culturalmente sprovveduto da non sapere che l’influenza della storia sulla letteratura è indiretta, lenta e spesso contraddittoria; sapevo bene che tanti grandi avvenimenti storici sono passati senza ispirare nessun grande romanzo, e questo anche durante il «secolo del romanzo» per eccellenza; sapevo che il grande romanzo del Risorgimento non è mai stato scritto… Sapevamo tutto, non eravamo ingenui a tal punto: ma credo che ogni volta che si è stati testimoni o attori d’un’epoca storica ci si sente presi da una responsabilità speciale… (I. Calvino)

Il candidato spieghi e commenti le parole di Italo Calvino con esempi illustri tratti dalla storia letteraria italiana.

Questa è la traccia che uno dei 130 neolaurati presenti nell’aula A della Facoltà di lettere di Roma 3  si è trovato a leggere sulla lavagna alle ore 10.15 dell’ultimo e piovoso lunedì di settembre. Non che fossi così culturalmente sprovveduta da non comprendere che il brano è tratto dall’introduzione a “Il sentiero dei nidi di ragno” – il manifesto del movimento neoralista (se di un vero e proprio manifesto o di un vero e proprio movimento si può parlare) – , ma mi viene spontaneo pensare: perché le prove di dottorato devono essere peggio di un terno a lotto???

Al tema di italianistica era affiancato uno di linguistica, di argomento altrettanto vago: Moti centrifughi e centripeti nella storia della lingua italiana o qualcosa del genere. Entrambi non si possono definire “difficili” ma lasciano senza dubbio per buoni 50 minuti a pensare “emmò su cosa focalizzerò il tema?”, portando alla creazione di dubbi esistenziali “sono davvero preparato nel percorso che ho scelto o avrei dovuto scrivere altro?”, fino ai più disperati “va bé consegno il foglio bianco” e “va bé riscrivo tutto da capo!”.

Per il curruculum classico sono stati sorteggiati Euripide e il De civitate Dei agostiniano, la prova prevedeva la traduzione di entrambi i brani e il commento di uno solo (devo dire che non ho invidiato affatto i colleghi classicisti con i volti coperti dai grandi volumi dei dizionari, arrivati da chissà dove con zainoni invicta che non vedevo dalle medie!).

Ma davvero questa è una prova per misurare le capacità acquisite nei lunghi anni di studio? O è un gioco di fortuna? Prima che le buste si aprano, abbassi gli occhi e preghi (anche se sei ateo, preghi) che esca. se non il tuo argomento di ricerca, almeno uno che hai avuto l’opportunità di approfondire in un corso universitario o per curiosità personale. Pensare che un laureato in lettere abbia una conoscenza approfondita della storia letteraria italiana che va dal Duecento alla letteratura contemporanea è assurdo!

Non sarebbe meglio fare – come alcune università illuminate già fanno – una rosa di argomenti? Il candidato avrà così la possibilità di prepararsi a livello critico, armandosi di una opportuna bibliografia: la commissione non dovrà valutare la fortuna del candidato, ma la sua preparazione, il modo in cui si è preparato ad affrontare con un livello accademico decente un determinato tema.

Comunque è apprezzabile la presenza della prova scritta: elemento di valutazione che manca in alcune facoltà, dove l’unico criterio di scelta è la valutazione dei titoli (con criteri tutt’altro che trasparenti).

Sito del Dipartimento di Studi Umanistici Roma Tre: http://dipartimenti.uniroma3.it/studiumanistici/

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