Lavori da umanista

Lavori da umanista 1: ripetizioni private

Ripetizioni private

Lo so, parto dallo scontato; almeno un universitario su due è ricorso alle ripetizioni private per auto-sostentamento durante gli anni universitari. La mia proposta è quella di ottimizzare il lavoro delle ripetizioni che, se gestito bene, può diventare molto proficuo.

Come scrivere volantini per offrire lezioni private

Per cominciare: sponsorizzarsi con i classici volantini da attacchinare dal dottore, alla macelleria, dal fruttivendolo, al tabaccaio di fiducia, insomma in tutti i posti più frequentati dalle mamme! E si, perché sono le mamme a decidere se un figlio o una figlia necessita di un aiuto esterno. Badate bene a non scrivere sul volantino la solita frase scialba, che trasmette un’infinita tristezza

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fa tanto cartellone da vagabondo “ho fame datemi da mangiare”! Pensate da pubblicitari della McDonalds: non descrivete il servizio che vendete, fate nascere il desiderio del prodotto in chi legge (che, vi ricordo, è quasi sempre una mamma)!

Ripetizioni2

Non a caso questo è il metodo usato da Cepu. In primo, luogo fate in modo che la madre risponda per tre volte di fila “si”, questa trappola psicologica, secondo studi di marketing, spinge chi legge a un quarto si, quello che interessa a voi! Poi, per togliere ogni dubbio residuo, descrivete chi siete e la vostra esperienza nel settore. Infine elencate le materie di cui vi occupate: so che noi disperati accettiamo di tutto, ma fare una lista accurata e magari differenziata per grado scolastico è segno di professionalità. Inoltre, la differenziazione per grado scolastico permette anche di ampliare i servizi offerti: ad esempio molti laureati in lettere sono bravi anche con i numeri e possono impartire ripetizioni di matematica per la scuola primaria. Non dimenticate di mettere il prezzo: in tempi di crisi una madre, per quanto possa essere preoccupata per la carriera scolastica dei figli, cerca sempre di ridurre le spese.

Una volta ottenuto un nucleo di una decina di studenti, se lavorate bene, potete contare sul passaparola tra mamme.

Fatturare o non fatturare? Questo è il dilemma!

Quando vi sarete costruiti un bel giro di alunni il problema principale non sarà tanto reperire clienti, ma trasformare un lavoro iniziato per caso in un vero e proprio lavoro. Si sa che gran parte dei professori precari e studenti universitari che impartiscono lezioni private non fatturano, si tratta per lo più di lavoro occasionale… ma più in basso cade la scuola pubblica italiana, più cresce la richiesta di ripetizioni private e se un lavoro inizia a diventare così diffuso è normale che nasca anche l’esigenza di regolarizzarlo.

Sono molteplici le soluzioni che si possono adottare:

  • fare ripetizioni a titolo personale, senza una P. IVA, rilasciando semplicemente una fattura non fiscale che attesti il pagamento;
  • farlo figurare come lavoro occasionale di tipo accessorio e quindi essere pagati con voucher;
  • aprire una P. IVA individuale (magari con il regime dei minimi) come lavoratore autonomo.

La prima opzione può andar bene per uno studente universitario che impartisce ripetizioni in modo saltuario e per arrotondare. Il voucher risulta un buon compromesso, salvo complicare la vita ai genitori dei ragazzi a cui si fa lezione, i quali dovrebbero recarsi all’INPS per prendere i buoni lavoro: una soluzione poco professionale per chi vuole trasformare le ripetizioni private in un vero business.

La terza opzione risulta quella più comoda per chi vuole avviare un’attività, ma anche più complessa da gestire perché pone uno dei quesiti a cui non sembra esistere una risposta precisa: bisogna pagare l’IVA?

Provate a fare questa domanda a un commercialista di fiducia e osservate la sua faccia perplessa: inizialmente tenterà di dissuadervi “ma davvero vuoi regolarizzare le ripetizioni private? ma non conviene!”, quando avrà capito che fate sul serio si dileguerà con un “mi informo e ti faccio sapere!”… ve lo ricorderete come l’ultimo giorno in cui avete visto il vostro commercialista.

Nell’art. 10, comma 20 del DPR 663/72 tra le operazioni esenti da imposta troviamo :

le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale, rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni e da ONLUS, comprese le prestazioni relative all’alloggio, al vitto e alla fornitura di libri e materiali didattici, ancorché fornite da istituzioni, collegi o pensioni annessi, dipendenti o funzionalmente collegati, nonché le lezioni relative a materie scolastiche e universitarie impartite da insegnanti a titolo personale

La questione sembra chiara: le lezioni private sono esenti da IVA. Nonostante questo c’è un misterioso dilemma che affligge le menti e i portafogli dei poveri insegnanti che si vogliono regolarizzare è: cosa si intende per “impartite da insegnanti”? Chi è l’insegnante? A rigor di logica verrebbe da pensare: la persona che impartisce la lezione! Ma sarebbe troppo semplice e ben lontano dallo stile italiano.

In rete c’è un gran dibattito in merito (visto che i commercialisti sembrano non avere la benché minima idea del da farsi): alcuni sostengono che “insegnante” lo è solo chi lavora di ruolo o chi ha un’abilitazione (SISS o TFA), altri sostengono il valore più generale del sostantivo… le ipotesi sono molte e il mistero continua a crescere, dubbi esistenziali continuano ad annidarsi nelle menti degli “insegnanti” (chi sono? perché ho scelto questo lavoro? sono insegnante anche se sono nelle graduatorie di istituto? se impartisco ripetizioni private di materie universitarie devo essere di ruolo all’università?), dai palazzi del potere nessuna risposta, un silenzio nero, come il lavoro che siamo destinati a fare: precari per destino, evasori per necessità.

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One thought on “Lavori da umanista 1: ripetizioni private

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