Lavori da umanista

Lavori da umanista

Prospettive lavorative per laureati in lettere

Senza mancare di rispetto al ruolo del barista, del cameriere, del commesso e via dicendo – lavori che realmente permettono a laureandi e neo laureati  di andare avanti  – , per natale mi regalo e vi regalo un post speranzoso, una mappa per la ricerca del sacro Graal del laureato: un lavoro conforme alla propria laurea, non necessariamente corredato da uno stipendio fisso e superiore ai 1000 euro, né obbligatoriamente accompagnato da un contratto (pro cococò, rococò, a tempo determinato o in-), ma che comunque permetta di mettere a frutto tutte le ore passate sui libri e tutti quei trenta guadagnati quando ancora si credeva che la lode avrebbe aperto le porte del mondo lavorativo.

SacroGraal

C’è quel momento, nei mesi successivi alla laurea, un determinato momento in cui, mentre invii l’ennesimo curriculum o leggi l’ennesimo bando, capisci che è tutto inutile: non insegnerai mai, non ti richiamerà mai quell’azienda e quel concorso che tanto aspettavi non uscirà per il prossimo anno. Esattamente in quel momento hai solo tre strade da intraprendere:

  1. fuggire dall’Italia il più presto possibile;
  2. rifugiarti in un atteggiamento depressivo che ti accompagnerà fino alla soglia dei trenta;
  3. reinventarti.

Io, involontariamente, le ho percorse tutte e tre. Ovviamente solo chi non ha problemi economici può permettersi di crogiolarsi nel secondo punto per più di un mese: chi, invece, aprendo il portafoglio intravede un deserto sconsolato e popolato solo da vecchi scontrini deve necessariamente passare al punto tre, anche per finanziare il punto uno (eh già… serve capitale iniziale anche per emigrare!).

Reinventarsi: cosa so fare?

Un laureato o una laureata in lettere non sa solamente cos’è una fricativa labiodentale sonora, chi è Agilulfo, dove è nato Ungaretti o quando è stato firmato il trattato di Campoformio; in 5 anni di studio oltre a sterminate nozioni linguistiche, letterarie e storiche, ha sviluppato altre capacità: il trucco sta nel capire quali sono e come commercializzarle nel mondo del lavoro.

Indaghiamo allora sul minimo comune multiplo dei neolaureati in lettere, quell’insieme di conoscenze di base (escludendo quindi passioni individuali come la pittura, la fotografia, propensione ai lavori manuali…) che nel mondo anglofono definiscono skills:

  • padronanza della lingua italiana, scritta e parlata;
  • capacità retoriche;
  • capacità comunicative;
  • amore per la lettura e conoscenza della storia libraria;
  • conoscenze storico-artistiche.

Questi punti non rappresentano nemmeno lontanamente un traguardo, ma sono un’ottima base di partenza: una cosa che non vi avevo ancora detto è che per reinventarsi occorre ricominciare a studiare!

Partendo dalle proprie competenze occorre decidere in quale tipo di mercato lavorativo investirle (se si è poi particolarmente masochisti o disperati, ci si può buttare in più ambiti).

Alcune proposte

Precisando che ho intenzione di approfondire le mie proposte in futuri post, inizio col darvi solo alcuni spunti:

In un modo o in un altro tutti questi lavori permettono di mettere a frutto le nozioni apprese durante gli anni universitari, permettendo di mantenere vive le nostre passioni, prima di seppellirci in un lavoro in cui non solo siamo sottopagati ma anche insoddisfatti.

Sarò lieta di ospitare anche vostre proposte in questa mia serie di post, i suggerimenti sono sempre ben accetti, soprattutto tra disperat* 😉

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