Lavori da umanista

Lavori da umanista 4: insegnare italiano agli stranieri

Siete laureati in lettere, filosofia o lingue? Vi piace viaggiare? Vorreste insegnare ma siete in sosta permanente in una delle molteplici graduatorie? Se nella vostra mente si sono susseguiti 3 si, siete i candidati perfetti per uno dei profili professionali più in voga negli ultimi anni tra i giovani precari: l’insegnante di italiano agli stranieri.

Immagine tratta dal film "La mia classe" di Daniele Gaglianone.

Immagine tratta dal film “La mia classe” di Daniele Gaglianone.

Chi può insegnare l’italiano agli stranieri?

In realtà tutti, anche chi non è in possesso di una laurea specifica. Spesso occorre essere solo un italiano madrelingua che vive in un paese straniero, si inizia così: la persona sbagliata, nel posto giusto. Infatti l’Università di Siena e la Ca’ Foscari, che rilasciano le certificazioni più diffuse per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, non richiedono una preparazione universitaria specifica, ma esperienza (ore di insegnamento) e conoscenza base di elementi di glottodidattica. Sebbene i prerequisiti stiano diventando sempre più specifici, l’insegnamento dell’italiano agli stranieri rimane una prospettiva lavorativa accessibile a molti, in particolar modo agli italiani che risiedono all’estero.

Come la laurea, anche la certificazione per l’insegnamento dell’italiano non è un prerequisito necessario per essere assunti. Averla in tasca rimane, però, un buon biglietto di presentazione per lavorare nelle scuole private e negli Istituti di Cultura. Le certificazioni più diffuse sono:

  • la DITALS rilasciato dall’Università per gli stranieri di Siena,
  • il CEDILS rilasciato dall’Università Ca’ Foscari.

Anche l’Università per gli stranieri di Perugia ha dei corsi dedicati alla formazione degli insegnanti di italiano L2, ma l’accesso è limitato a laureati in materie umanistiche e insegnati.

L’italiano LS: chi promuove e chi studia l’italiano all’estero?

Quando si parla di italiano LS ci si riferisce all’italiano insegnato all’estero, appunto: l’italiano come Lingua Straniera.

La promozione della lingua italiana all’estero avviene attraverso istituti stranieri (come università, scuole pubbliche o private, aziende, università popolari) o istituti italiani (come scuole italiane e sezioni italiane presso scuole straniere, Istituti Italiani di Cultura, Comitati della società Dante Alighieri, Accademia della Crusca, che ogni anno organizza la Settimana della Lingua italiana nel mondo).

In base ai dati del volume “Italiano 2000. I pubblici e le motivazioni dell’italiano diffuso fra stranieri” (De Mauro 2002), i profili degli apprendenti di italiano LS sono i seguenti:

  • bambini e adolescenti che seguono corsi di lingua italiana nella scuola dell’obbligo del proprio paese,
  • bambini e adolescenti, non di origine italiana, che seguono corsi di italiano presso gli IIC nei paesi in cui c’è o c’è stata una forte emigrazione italiana,
  • bambini e adolescenti stranieri iscritti nelle Scuole Italiane estere (CLIL, apprendimento integrato di lingua e contenuto),
  • studenti universitari fuori d’Italia,
  • giovani e adulti con progetto di migrazione,
  • pensionati, professionisti, appassionati d’italiano o partner di un italiano o di un’italiana,
  • funzionari europei (che spesso fanno ricorso alle “Tavole di conversazione”, che rientrano nel non formal learning),
  • navigatori del web.

Una bel nucleo di potenziali alunni che aspetta solo voi!

L’italiano L2

Con italiano L2 si intende la lingua appresa nell’ambiente in cui si parla, una full immersion linguistica e culturale che risponde pienamente all’approccio glottodidattico orientato all’azione indicato dal QCE.

Gli enti che offrono corsi di italiano L2 sono:

  • l’Università per Stranieri di Siena (dal 1917),
  • l’Università per Stranieri di Perugia (dal 1921),
  • le università italiane in generale, tramite i programmi Erasmus e Socrates (istituiti nel 1989),
  • il Programma Marco Polo per gli studenti universitari cinesi (accordo bilaterale stipulato nel 2006 tra la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica italiana),
  • le Università Pontificie romane e i 13 Collegi internazionali,
  • i CTP (Centri Territoriali Permanenti per l’Istruzione e la Formazione in età adulta, istituiti nel 1997),
  • centri di volontariato,
  • università popolari,
  • scuole private.

I profili che possiamo individuare per l’apprendimento dell’italiano L2 sono:

  • bambini e adolescenti stranieri in vacanza studio,
  • bambini e adolescenti stranieri inseriti in scuole internazionali e bilingui,
  • adolescenti stranieri del programma Intercultura,
  • studenti universitari europei (Socrates/Erasmus),americani dei programmi Italian Study Abroad e FICCS (Full Immersion: Culture, Content, Service) o cinesi del programma Marco Polo,
  • seminaristi e sacerdoti cattolici stranieri,
  • giovani e adulti in vacanza o vacanza studio in Italia,
  • adulti e anziani facoltosi in ritiro in Italia,
  • professionisti stranieri inseriti in contesti lavorativi in Italia,
  • adulti e giovani adulti stranieri che lavorano o desiderano lavorare in Italia,
  • carcerati stranieri,
  • cittadini italiani non madrelingua (appartenenti a minoranze linguistiche).

In Italia la figura dell’insegnante di italiano agli stranieri dovrebbe essere una delle figure più gettonate: infatti se all’ingente tasso di immigrazione si rispondesse con una politica di integrazione vera si aprirebbero possibilità lavorative per migliaia di giovani (insegnanti, mediatori, traduttori…).  Ma l’Italia è un paese di vecchi e per vecchi, persone rinchiuse in confini mentali e fisici: ma noi, stirpe di precari sappiamo che il concetto di confine è solo un limite burocratico che ci impedisce di muoverci liberamente, d’altronde come si può far credere alla generazione di internet, dei social network, dei voli low cost che esistono ancora degli stati, che spostarsi e viaggiare liberamente è illegale???

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7 thoughts on “Lavori da umanista 4: insegnare italiano agli stranieri

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  2. Chi può insegnare l’italiano agli stranieri?

    In realtà tutti, anche chi non è in possesso di una laurea specifica. Spesso occorre essere solo un italiano madrelingua che vive in un paese straniero

    Non sono totalmente d’accordo. Sono uno studente di Ca’ Foscari (non in ambito umanistico) e proprio questa settimana ho sentito l’opinione di una docente di lettere in merito alla questione. Diceva, direi giustamente, che non ci si improvvisa insegnanti di italiano solo perché si è madrelingua.

    Se vuoi insegnare seriamente una lingua non devi conoscerla e basta, ma anche conoscere come si insegna. 🙂

    • Sono d’accordo con te, ma nei fatti non è così. Io sono laureata in lettere e ho la certificazione DITALS… ma la mia preparazione sembra non contare, spesso negli IIC ci trovi il tipo italiano che sta lì non si sa per quale ragione. Tra l’altro frequentando i corsi di preparazione DITALS ho incontrato molte persone che già insegnano senza alcuna qualifica e altri che vorrebbero insegnare seppur non laureati. In teoria servirebbe una preparazione linguistica di un certo tipo, in pratica non è richiesta.

      • Che nella pratica il lavoro si trovi, è vero, ci mancherebbe. Anche in informatica è pieno di gente che lavora in vari ambiti senza davvero saperne granché. È così in tutti i mestieri in cui non servano licenze particolari, ci sta… Però io dicevo proprio “insegnare seriamente” (ponendo l’accento su seriamente).

        Poi alla fine spesso contano di più (o dovrebbero contare) le capacità personali più che il pezzo di carta. Conosco gente laureata che ne sa meno di un diplomato ITIS. 😛

      • Mi torvi sempre più d’accordo! 🙂 Troppo spesso il valore del titolo di studio è puramente legale. E a proposito di titoli e certificati…studiando alla Ca’ Foscari hai intenzione di prendere il CEDILS?

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